NE’ MONATTI, NE’ UNTORI- LA COMUNITÀ SCOLASTICA CHIEDE RISPETTO PER I PROPRI RAGAZZI

1 Ott · Non ci sono commenti

La strada davanti era sempre libera; ma dietro le spalle Renzo sentiva il calpestìo e, più forti del calpestìo, quelle grida amare: “dàgli! dàgli! all’untore!” Non sapeva quando fossero per fermarsi; non vedeva dove si potrebbe mettere in salvo. L’ira divenne rabbia, l’angoscia si cangiò in disperazione; e, perso il lume degli occhi, mise mano al suo coltellaccio, lo sfoderò, si fermò su due piedi, voltò indietro il viso più torvo e più cagnesco che avesse fatto a’ suoi giorni; e, col braccio teso, brandendo in aria la lama luccicante, gridò: “chi ha cuore, venga avanti, canaglia! che l’ungerò io davvero con questo.” Si voltò di nuovo, e vide un carro che s’avanzava, anzi una fila di que’ soliti carri funebri, col solito accompagnamento; e dietro, a qualche distanza, un altro mucchietto di gente che avrebbero voluto anche loro dare addosso all’untore, e prenderlo in mezzo; ma eran trattenuti dall’impedimento medesimo. Vistosi così tra due fuochi, gli venne in mente che ciò che era di terrore a coloro, poteva essere a lui di salvezza; pensò che non era tempo di far lo schizzinoso; rimise il coltellaccio nel fodero, si tirò da una parte, prese la rincorsa verso i carri, passò il primo, e adocchiò nel secondo un buono spazio vòto. Prende la mira, spicca un salto; è su, piantato sul piede destro, col sinistro in aria, e con le braccia alzate. “Bravo! bravo!” esclamarono, a una voce, i monatti, alcuni de’ quali seguivano il convoglio a piedi, altri eran seduti sui carri, altri, per dire l’orribil cosa com’era, sui cadaveri, trincando da un gran fiasco che andava in giro. “Bravo! bel colpo!” I nemici, all’avvicinarsi del treno, avevano, i più, voltate le spalle, e se n’andavano, non lasciando di gridare: “dàgli! dàgli! all’untore!” Qualcheduno si ritirava più adagio, fermandosi ogni tanto, e voltandosi, con versacci e con gesti di minaccia, a Renzo; il quale, dal carro, rispondeva loro dibattendo i pugni in aria.
A. Manzoni, I promessi sposi, cap. XXXIV.

La nostra comunità educante non ha bisogno né di monatti che raccolgano malati, senza umanità, né di untori, additati come malvagi responsabili del male altrui.
La nostra comunità educante non ha bisogno di pettegolezzi, parole dette sotto voce, paure indotte.
Abbiamo bisogno, tutti, di serenità per affrontare le eventuali difficoltà che dovessero presentarsi.
Senza puntare il dito, senza agitare armi, senza “dagli all’untore”.
Perché le parole possono ferire, ma anche girarsi di spalle quando arriva un amico.
Grazie ai docenti, che da giorni danno la loro disponibilità per andare in classe, anche quando a loro non
spetta, senza nulla pretendere.
Grazie ai docenti che oggi, in giornata libera, sono venuti a fare lezione ai ragazzi.
Grazie ai docenti che hanno detto sì, non perché lo chiedeva il Dirigente Scolastico, ma perché volevano
dire sì e dare il loro contributo.
Grazie a tutti coloro che lasceranno tranquilli i nostri ragazzi, senza monatti per malati inesistenti e senza
untori per punire malvagi che, nella loro quotidianità, hanno ben altro da fare.

                                                                                                            Il Dirigente Scolastico
Chiara d’Aloja

 

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