4 NOVEMBRE 2025
Prima di tutto sentiamo il dovere di ringraziare.
Ringraziamo i rappresentanti di tutte le forze armate perché sono i custodi della nostra libertà e vorremmo ringraziare tutti i soldati che hanno dovuto sacrificare la propria vita perché fosse garantito a noi un futuro migliore. Non possiamo non pensare che molti di questi soldati, in particolare quelli che hanno combattuto nella guerra di cui oggi si celebra la fine, avevano pochi anni più di noi . Questo pensiero ci impressiona e ci chiediamo quanto, partendo per il fronte, per esempio proprio qui da Noci, questi ragazzi fossero consapevoli del compito a cui erano chiamati, se abbiano davvero voluto e scelto di dare la propria vita per il futuro di chi sarebbe venuto al mondo dopo di loro, loro che il futuro lo avevano ancora davanti, proprio come noi oggi.
Uno dei nostri compagni, nell’incontro nel quale abbiamo preparato questo contributo, ci ha raccontato che un suo bisnonno ha partecipato alla Prima guerra mondiale e che ai suoi figli ed ai suoi nipoti ricordava che per molti di loro partire per il fronte era tutt’altro che una scelta, ne erano obbligati e così spaventati che qualcuno si procurava delle ferite pur di non partire.
Non è difficile per noi immaginarli, questi ragazzi, alcuni dei quali forse sono seppelliti qui. Li immaginiamo spaventati, pieni di angoscia, non consapevoli delle ragioni di quella guerra. Chissà quanti si saranno chiesti: ”ma perché devo andare ad uccidere e forse a morire?”
Non abbiamo potuto non pensare, a questo punto, anche alle guerre di oggi e alle tante altre guerre del passato. A noi che studiamo la Storia, il tempo appare un susseguirsi incessante di guerra e pace. Ci siamo anche detti nel nostro incontro che in alcuni tratti della storia può apparire persino che la guerra, anche la più distruttiva, porti del bene. La Seconda guerra mondiale, per esempio, ci ha portato la Repubblica, la Costituzione, la Democrazia, la Libertà, l’Unita dell’Europa e la Pace.
Ma perché, per raggiungere il bene, bisogna attraversare la devastazione? A noi viene sempre detto che dagli errori si impara e che più si sbaglia più si impara. Ma quante volte occorre sbagliare per imparare ad arrivare al bene senza prima distruggere tutto? Perché, poi, tutto ciò che è stato distrutto deve essere ricostruito, eccetto le vite umane che nessuno può riportare indietro. È davvero insensato! Sul filo di questi pensieri abbiamo continuato a farci domande, soprattutto a chiederci PERCHÉ. Una nostra compagna ha detto questo: “Forse , nelle grandi cose del mondo accade come fra di noi quando litighiamo, magari diciamo una stessa cosa in maniera diversa ma non ci ascoltiamo veramente, non proviamo a capire ciò che l’altro dice, occupati soltanto ad affermare il nostro pensiero. Così finiamo per urlarci contro”. Succede forse questo anche ai grandi della terrà?
Ma ci chiediamo anche: ”Se ci sono ruoli di così grande potere che chi li ricopre potrebbe decidere della sorte di milioni di altre persone, questi grandi non dovrebbero essere persone molto ben preparate, ben capaci di non cadere nei cattivi comportamenti nei quali cadiamo noi? Non dovrebbero essere loro a dire a noi queste cose?” Una compagna ha risposto così: “Se tutto ci sembra tanto assurdo e insensato, vuol dire che deve esserci qualcosa in tutto questo che ci sfugge, c’è qualcosa che non sappiamo su come va il mondo”. “O forse – ha aggiunto un compagno – la natura umana è davvero molto meschina, come lasciava intendere Machiavelli in un piccolo brano che abbiamo letto”. Quali altre spiegazioni possono esserci?
Il fatto è che questi grandi vengono eletti, scelti per chissà quali capacità, ma bisognerebbe eleggerli soprattutto per i valori che esprimono. Perché per noi questi grandi della terra dovrebbero essere dei testimoni, degli esempi, mentre noi oggi non abbiamo esempi da seguire. E di questo, invece, abbiamo davvero bisogno.













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