PARTECIPAZIONE DEL CONSIGLIO DEGLI STUDENTI E DELLE STUDENTESSE AL CORTEO DEL DUE GIUGNO

da Katia Roberto

Docente

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Il Consiglio degli studenti e delle studentesse dell’IC GALLO-POSITANO ha partecipato al corteo del due giugno, in occasione della Festa della Repubblica Italiana. Di seguito il testo che i nostri studenti hanno letto durante la manifestazione.

 

DISCORSO DEL 2 GIUGNO

Buongiorno.

Noi rappresentiamo la scuola secondaria dell’istituto Gallo Positano.

Per questo nostro intervento, in occasione della Festa della Repubblica, abbiamo deciso di dedicarci all’art 3 della Costituzione che recita così: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociale”.

In particolare, vogliamo soffermarci sulla parola dignità. Noi pensiamo che sia una parola bellissima. E’ una parola che tutti usiamo e di cui certamente conosciamo il significato.

Ma quando noi abbiamo provato a dire con altre parole che cosa è la dignità, ci siamo accorti di quanto sia difficile interpretarla. Che cos’è effettivamente la dignità?

Tra le tante possibili definizioni, abbiamo individuato questa: la dignità è quella condizione che rende le persone meritevole di rispetto.

L’art 3 dice che tutti i cittadini hanno pari dignità. Questo significa che ogni cittadino deve vivere nelle condizioni che gli permettono di meritare rispetto. Ma a noi non pare che sia così, oggi . A noi sembra, invece, che non tutte le persone siano messe nelle stesse condizioni e  non a tutti venga riconosciuta la stessa dignità.

La Storia ci insegna che spesso è stata negata la dignità alle persone considerate “inferiori”. Durante la Seconda guerra mondiale, ad esempio, agli Ebrei e alle altre minoranze venne addirittura negata l’identità, condizione fondamentale dell’essere umano affinché venga riconosciuta la sua storia. Ci può essere dignità senza identità? Sicuramente no, eppure spesso preferiamo non conoscere l’identità dell’altro forse proprio quando non intendiamo riconoscergli la dignità. Pensiamo agli immigrati. Quando viene negata loro la dignità? Quando vengono respinti o quando non sono messi nelle condizioni di potersi muovere liberamente in cerca di un futuro migliore. Viene negata loro la dignità quando vengono privati addirittura del sogno del futuro. La nostra Costituzione elimina tutti i vincoli che sanciscono le diversità tra le persone e i padri e le madri costituenti erano convinti che i princìpi e i concetti fissati nella Costituzione avrebbero migliorato la società. Ma è andata realmente così? No, perché essa non è stata assimilata da tutti. Pensiamo alle donne ammazzate dagli uomini che avrebbero dovuto amarle: privare un essere umano della vita vuol dire negargli la dignità. O alle donne retribuite meno degli uomini a parità di condizioni o agli uomini e alle donne sfruttati e sottopagati solo perché di nazionalità diversa. C’è una palese violazione delle “pari dignità” di cui parla l’articolo 3. E ancora,  pensiamo all’omofobia, alle diversità culturali e religiose considerate da alcuni ancora come minacce. Ma minacce perché? Se la Costituzione dice che è dignitoso essere diverso dall’altro perché noi, dopo quasi 80 anni, non riusciamo a mettere in pratica quei sacrosanti princìpi?

Ma ancora di più oggi la dignità è negata nei conflitti che attanagliano il nostro pianeta: bambini, donne e uomini dei quali guardiamo distrattamente i volti sofferenti o insanguinati in TV, ma dei quali ignoriamo la storia e il nome. E’ lecito o ha senso chiedere che anche in guerra venga rispettata la dignità delle persone? Proprio la guerra che è lo strumento di distruzione degli esseri umani? Forse sì, quando sentiamo parlare di crimini contro l’umanità. E’ lecito che in guerra un soldato provi a salvarsi la vita ai danni di un soldato della fazione avversa, non è lecito che si provi a distruggere popoli interi a partire dai bambini, i quali così non sono ritenuti meritevoli di vivere e, dunque, per tornare al discorso iniziale, sono ritenuti privi di dignità. Questo non è accettabile! Dovremmo tornare alla nostra Costituzione e ai giusti principi in essa espressi.

Sarebbe bello immaginare un mondo in cui tutte le persone hanno pari dignità. Ma noi cosa potremmo fare?

Forse si potrebbe istituire la patente del buon cittadino, un attestato col quale certificare non solo la conoscenza della costituzione, ma anche una serie di buone azioni messe in atto per migliorare la società, a partire dalla difesa delle persone più fragili. Oppure dovremmo tornare a pensare come agli uomini e alle donne che scrissero la costituzione: dovremmo avere un’idea di futuro basata sul rispetto degli esseri umani e sulla tolleranza. Dovremmo tornare a pensare che un ricco ha la stessa dignità di un povero, un cristiano la stessa dignità di un musulmano, un giallo la stessa dignità di un bianco, una donna la stessa dignità di un uomo. E dovremmo tornare a pensare che la guerra e la sopraffazione sono dei mali assoluti e che i popoli, tutti i popoli, hanno pari dignità. E non importa chi ha torto o ragione.

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